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Cessione del credito edilizio: sono finiti i soldi?

L’annuncio del Superbonus 110% è stato accolto come l’opportunità per sistemare le abitazioni degli italiani, senza dover investire nessuna somma economica. Questa misura di incentivazione, introdotta dal decreto-legge “Rilancio” del 19 maggio 2020, aveva come obiettivo rendere più efficienti e sicure le abitazioni.


All’inizio la notizia è stata accolta con un po’ di incredulità da parte di tutti gli addetti ai lavori, poi con fiducia ed ora con un generale senso di disorientamento: quella che sembrava un’importante opportunità, si sta dimostrando una giungla di burocrazia con tante regole e poche certezze.

Tra i fattori che hanno condizionato il regolare andamento della detrazione 110 oltre alla carenza di materiale, la mutevole normativa e l’aumento dei prezzi, c’è la cessione del credito che sta bloccando i cantieri e rischia di fare fallire le imprese.

Ma cerchiamo di capire come funziona e perché questo fattore è diventato talmente complicato da far perdere la fiducia a cittadini, imprese e tecnici.


La storia della cessione del credito nel 2022

Solo nel corso del 2022 la storia infinita della cessione del credito ha subito molte modifiche. Qui di seguito elenchiamo tutte le modifiche del 2022 all’art. 121 del Decreto Rilancio:

  • Decreto-legge 27/01/22: ha eliminato la cessione del credito infinita ed ha previsto un'unica possibilità di cessione;

  • Decreto-legge 25/02/22: ha previsto la possibilità, dopo lo sconto o la prima cessione effettuata dal contribuente, di ulteriori 2 cessioni ma solo in favore di determinati soggetti (banche e altro);

  • Legge 28/03/22 n.25: converte il decreto in legge;

  • Legge 27/04/22 n.34: ha previsto la prima cessione libera + 2 cessioni in favore di determinati soggetti (banche e altro);

  • Decreto-legge 17/05/22 n.50: al momento consente alle banche la cessione a favore di clienti professionali privati elencati in Gazzetta Ufficiale che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la banca stessa, ovvero con la banca capogruppo, senza facoltà di ulteriore cessione.

Quest’ultimo decreto è stato convertito in legge il 16 luglio, ma nel frattempo la Camera dei deputati ha continuato a discutere di nuove modifiche. Lo scetticismo ed il clima di sfiducia nel meccanismo della cessione del credito sono ormai diffusi nelle imprese e nei cittadini. Risultato di questa situazione? Il blocco di molti cantieri in corso e lo stop all’apertura di nuovi cantieri.


Come funziona la cessione del credito?

Cessione del credito significa che il creditore cede il credito d’imposta ad un’impresa, a banche o intermediari finanziari. Fino a qui sembra un meccanismo semplice, però per riuscire nell’intento bisogna approfondire alcuni passaggi fondamentali.

Prima di tutto è necessario scegliere un professionista che si dovrà occupare di redigere la documentazione necessaria, che farà, ossia, le verifiche del caso per fornire le asseverazioni tecniche necessarie.

Il passaggio successivo è la scelta del soggetto a cui cedere il credito d’imposta, che a sua volta riscuoterà verso lo Stato con la compensazione del debito o con una riduzione delle imposte dovute. Naturalmente tutto questo processo sarà a cura del committente che assieme al tecnico scelto a suo tempo dovranno comunicare all’Agenzia delle Entrate la pratica in corso.

I vari passaggi da fare hanno sviluppato un sistema burocratico complesso e formato da molte casistiche che comportano responsabilità oggettive che i vari professionisti coinvolti hanno difficoltà ad assumersi (architetto, ingegnere, impresa).

Sappiamo infatti che eseguire lavori adottando il Superbonus 110% presuppone che negli anni possano essere svolti futuri controlli da parte dell’Agenzia dell’Entrate, che potrebbero avere come conseguenza l’eliminazione del beneficio della cessione del credito con addirittura il rischio di creare un debito, se vengono individuate dichiarazioni mendaci.


Gli sviluppi successivi

Le opportunità sono cresciute a dismisura tant’è che alcune banche hanno comunicato che per l’elevato flusso delle richieste pervenute hanno esaurito la possibilità di compensare le cessioni creditizie. A questo punto il rischio concreto è che le imprese edili decidano legittimamente di fermare gli interventi e di smantellare i cantieri. Inoltre i soggetti che hanno già incassato parte del credito potrebbero vedersi arrivare la richiesta di restituzione dell’importo erogato da parte dell’Agenzia delle Entrate. Questo sarebbe disastroso: molte imprese (circa 30.000) sarebbero a rischio di chiusura.

Questa confusione è frutto della poca chiarezza del Parlamento che troppe volte ha fatto modifiche alla legge creando incertezza e frammentazione d’idee. La conseguenza è un blocco a catena, con aziende in crisi di liquidità, ma piene di crediti fiscali che non trovano banche che li acquistano e restano senza nulla in mano.


Ora cosa succede?

Il governo malgrado la crisi e le successive elezioni è riuscito a dare una risposta con il testo della Legge di conversione 21 settembre 2022, n. 142 (in G.U. 21/09/2022, n. 221), alleggerendo il concetto di responsabilità in solido dei cessionari, in particolare con l'art. 33-bis si prevede di inserire due nuovi commi all'art. 14 del Decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50 (Decreto Aiuti).

Il Decreto ridefinisce il concetto di concorso nella violazione limitandola al “dolo e colpa grave” disponendo che questa nuova definizione si applichi alla cessione dei crediti maturati da interventi di Superbonus 110%. Inoltre l’Agenzia delle Entrate con la Circolare 33/E/2022 ha chiarito e distinto l’errore formale da quello sostanziale, proponendo nella stessa circolare una serie di esempi di errori da evitare.

Ora è difficile affermare che questo provvedimento sarà in grado di risolvere il problema, ci vuole qualche settimana per valutare; certo è che molti cantieri sono conclusi, altri in corso d’opera ed alcuni hanno perso la voglia di fare un’operazione con il Superbonus 110%, ma malgrado tutto l’intenzione propositiva di continuare con queste iniziative da parte delle istituzioni ora sembra chiara e consapevole.



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