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L’edilizia dei prossimi anni: il futuro che ci aspetta



La filiera delle costruzioni, è sempre stata e rimane ancora oggi uno dei principali motori dell’economia del Paese, sia in termini di fatturato che di posti di lavoro generati. Da sempre, infatti, nonostante le sue fasi altalenanti, l’edilizia riesce a creare valore e posti di lavoro sull’intero territorio nazionale. Non a caso il governo con il recente PNRR e gli incentivi varati durante la crisi COVID, ha confermato l’importanza strategica del settore, spingendo molto sulla sua crescita.

Porre le costruzioni e la rivalorizzazione delle strutture al centro delle politiche di crescita del Paese significa scommettere su una filiera solida che ha sempre mostrato capacità ricettive elevate.


Per capire come effettivamente potrà reagire il mercato a queste spinte da parte del Governo bisogna però guardare agli ultimi anni per capire l’effettivo stato di salute del settore.

Nel rapporto Congiunturale delle costruzioni del Veneto presentato a gennaio 2019 emergeva che a livello nazionale la previsione ANCE mostrava un aumento dei livelli produttivi del + 2% in termini reali ed in Veneto si prefigurava una crescita dei livelli produttivi del + 2,1% in termini reali. Si diceva che il 2018 avrebbe rappresentato l’anno di svolta per riaprire un nuovo ciclo pluriennale positivo per il comparto edile e con un incremento significativo d’investimenti sul settore.


In realtà nel 2019, la crescita toccava appena lo 0,3%, non riuscendo ancora, a differenza di molti altri paesi europei, a recuperare i livelli pre-crisi del 2007. Rispetto a 12 anni fa, infatti, il fatturato dell’impresa edile italiana risultava ancora inferiori del 3,8%, mentre ad esempio, la Francia era cresciuta dell’11,6% e la Germania del 15,2%. Questo calo dovuto alla crisi del 2008 non è stato ancora totalmente superato non solo a causa delle istituzioni (burocrazia, costi, ingessamento delle pratiche, ecc) ma anche a causa di un immobilismo troppo diffuso da parte dell’impresa edile.


Negli ultimi anni invece, questa tendenza si è invertita. Tante imprese edili hanno capito il valore del digitale sia in fase di progettazione che in fase di controllo d’impresa e si stanno adeguando. Generalmente, tutto il settore edile sta cavalcando i venti del cambiamento, sotto molteplici aspetti: snellimento organizzativo delle imprese; frammentazione e specializzazioni delle lavorazioni in cantiere; nuove tecnologie produttive e di controllo; nuovi materiali di costruzione; BIM Model; cambio generazionale diffuso; qualificazione di nuove figure professionali.

Il settore edile si presenta quindi generalmente sottocapitalizzato e sottodimensionato rispetto alla media europea, ma in linea con i trend evolutivi per quanto riguarda il rinnovamento delle tecnologie e dei processi.


L’ultimo decennio della filiera delle costruzioni


Gli ultimi 10 anni, dal 2008 al 2019, hanno lasciato il settore delle costruzioni in Italia con un gap negativo del 35% degli investimenti generalizzati rispetto al precedente periodo. Un grosso buco che ha portato alla chiusura di numerose imprese. Dal 2017 il settore aveva ripreso a marciare segnando significativi miglioramenti su tutti i fronti, salvo poi subire un brusco rallentamento a causa della pandemia da cui stiamo (lentamente) uscendo.

Le restrizioni e le regole imposte dal protocollo sanitario vigente hanno imposto dure limitazioni nella vita personale e lavorativa delle imprese. Limitazioni ben fotografate dal rapporto congiunturale relativo all’anno 2020. Se i primi due mesi del 2020 il sistema registrava segni positivi importanti, tanto far preludere un anno importante, la pandemia ha frenato questa spinta.

Nei primi mesi di lockdown duro, il fatturato del settore ha registrato pesanti perdite (-35,5% a marzo e -68,9% ad aprile), recuperando poi gradualmente con l’adozione delle misure per contenere la pandemia pur continuando con i lavori. Questo adattamento ha portato un rimbalzo della produzione a partire dai mesi estivi, che, pur non essendo sufficiente a colmare le perdite, ha contribuito fortemente a ridurre il gap negativo.

Il settore edile si è dimostrato più resiliente di tanti altri comparti economici e nel periodo da luglio a dicembre 2020 ha continuato a spingere più delle attese recuperando le perdite fino a chiudere il 2020 con il -8,94% a livello nazionale. Un dato ovviamente non positivo ma, inquadrato nell’ottica dei tragici avvenimenti dell’ultimo anno, un dato che fa ben sperare per il futuro.



Lo sprint di fine 2020, unito alle opportunità uniche che si stanno manifestando, individuano un 2021 decisamente positivo per il settore.


Cosa aspettarsi dai prossimi anni


Il Governo si è mosso fortemente nei confronti del settore delle costruzioni, infondendo nuova linfa vitale in un settore troppo spesso maltrattato. Sostanzialmente, ci sono due iniziative che interessano particolarmente il settore edile.

Prima fra tutte, il Superbonus 110%, che in questi ultimi mesi, ha diffuso grande entusiasmo, sia sulle famiglie proprietarie di immobili, sia sulle imprese, che si stanno attrezzando per far fronte ad una domanda potenziale molto promettente. L’effetto diretto sulla produzione per il 2021 si annuncia importante, anche in virtù dell’estensione del beneficio fiscale per il prossimo anno.


Un’altra importante opportunità per il futuro del settore delle costruzioni, che potrà produrre i primi effetti sui livelli produttivi nell’ultima parte dell’anno in corso, è legata alle ingenti risorse europee di Next Generation EU, e in particolare il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR), da destinare ad investimenti e riforme in grado di accrescere il potenziale produttivo del Paese da utilizzare entro il 2026.


Il 51% del PNRR (un piano da 220 miliardi di euro), riguarda interventi di diretto interesse per il settore delle costruzioni per la messa in sicurezza del patrimonio pubblico e privato, rischio idrogeologico, infrastrutture per la mobilità, infrastrutture sociali, città ed altro ancora. Quindi, parlando in termini numerici, il settore delle costruzioni riceverà oltre 110 miliardi di lavori: un’occasione irripetibile di crescita e sviluppo.


La programmazione finanziaria di Next Generation EU, invece, si estende su un arco temporale più vasto. Nei prossimi quindici anni verranno stanziati quasi 400 miliardi di euro di investimenti che, secondo le stime dell’ANCE, per circa il 44% (~175 miliardi), riguarderanno investimenti di diretto interesse per il settore delle costruzioni.


  • Next generation 2021-2026 € 224 miliardi

  • Fondi strutturali 2021-2030 € 82 miliardi

  • Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2030 € 28,8 miliardi

  • Fondo legge Bilancio 2021-2035 € 61 miliardi


Come sfruttare l’occasione?


L’impresa edile si trova davanti ad anni di enormi opportunità di crescita. Ma tutti questi fondi non cadranno a pioggia. Ci sono requisiti e vincoli ben definiti per accedere a PNRR, Superbonus 110%, ecc.


Da un lato ci sono dei vincoli effettivi da rispettare. Ovvero gli interventi che andranno eseguiti dovranno rispettare requisiti tecnici di efficientamento energetico, riqualificazione strutturale, sistema antisismico e tante altre norme (qui degli esempi: https://www.infominds.eu/post/bonus-edilizia-la-ripresa-parte-da-qui-1?lang=it)


Dall’altro lato, le imprese sono chiamate a adeguare prontamente i loro processi organizzativi e i sistemi gestionali per poter rispondere agilmente alle esigenze che il mercato e questi nuovi incentivi imporranno loro. Senza parlare di massimi sistemi, possiamo capire il concetto scendendo nel pratico con tre esempi facilissimi.


Partiamo dal più istituzionale. Entro il 2025 tutte le opere pubbliche dovranno essere realizzate partendo dal BIM Model. Il che vuol dire che tutte le aziende che desidereranno accedere ai fondi per le opere pubbliche dovranno dotarsi di personale qualificato in ambito BIM; software BIM e dovranno poi integrare questi dati e questi flussi informativi nel loro gestionale. Niente di irrealizzabile, ci mancherebbe. Ma bisogna mettersi nell’ottica d’idea di farlo.


Passiamo ora ad un aspetto più pratico. Gestire questi progetti accedendo ai fondi previsto prevede forzatamente di dover gestire una grossa quantità di documenti obbligatori e di dover certificare costi e avanzamenti di lavoro. Tutte cose che l’azienda dovrebbe già fare, ma principalmente come “tutela” o controllo rispetto a terzi. In questo caso invece queste attività saranno proattive rispetto all’accesso o meno dei fondi destinati al rinnovamento del patrimonio strutturale italiano, o al suo incremento.


Le parole chiave dell'edilizia del futuro


Quali sono le parole-chiave per l’edilizia del futuro? «Sicuramente “innovazione” e “ambiente”.

La sostenibilità economica, energetica e ambientale sono declinate attraverso la riqualificazione strutturale, prestazionale e tecnologica, se necessario, anche con la sostituzione di quella parte del patrimonio edilizio esistente che non presenta le condizioni per il suo mantenimento.

Si deve tornare a favorire lo sviluppo e gli investimenti in edilizia, trovando al contempo soluzioni sostenibili per ridurre il costo del lavoro, favorire l’occupazione e riformare la previdenza.


Ora sappiamo che Il settore delle costruzioni è centrale nella ripresa del Paese, che ci fa traghettare fuori dalla crisi economica generata dalla pandemia Covid-19 ed è coinvolto in tutte le “Missioni” previste nel Piano; dalla digitalizzazione del Paese, alla transizione verde, dalle infrastrutture per una mobilità sostenibile agli interventi per la coesione territoriale e l’inclusione, dalla sanità all’istruzione.


Per il futuro, l’introduzione delle tecnologie digitali nelle aziende è un fattore di primaria importanza, dove il processo costruttivo definisce una nuova frontiera del cantiere imperniata sulla gestione di processi costruttivi diversi, sulla costante integrazione tra attori a volte anche non omogenei tra loro (professionisti, tecnici, fornitori, installatori ed altro.) e sulla necessità di acquisire metodologie innovative di progettazione e di controllo che devono gestire il cambiamento sia in termini di innovazione tecnologica che di processi legati alla gestione.

Certo che la nuova frontiera dell’impresa necessità di digitalizzarsi, come unica soluzione che permette di controllare sistemi complessi, con la presenza frammentata di professionalità per ottenere la massima qualità costruttiva.

Prova a guardare questa serie di incontri sull'evoluzione digitale del processo di costruzione per fartene un'idea: https://www.youtube.com/watch?v=Oe6vkdBmYak&list=PLBHN6WJ6lKEzbSQrzDDFgHbu8uaV_dSJ9

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