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Come affrontare la carenza di manodopera nella filiera delle costruzioni

Reperire manodopera è sempre più complesso per la filiera delle costruzioni. Cerchiamo di capire come possiamo far fronte a questa “débâcle” e dove l’impresa può ricercare la “nuova” forza lavoro.



Mi spingo a dire che tutte le imprese che leggeranno questo post avranno cercato figure tecniche (o ancora lo stanno facendo) da inserire nel proprio organico, senza però trovarle. Una recente ricerca di ANCE evidenzia che il settore edile avrebbe bisogno di almeno 265.000 nuovi lavoratori tra operai, professionisti e tecnici specializzati per tamponare l'esigenza di manodopera esplosa in questi ultimi 24 mesi. Il PNRR ha reso più urgente questo bisogno che in realtà si stava già manifestando diffusamente negli anni di crisi del settore. Il settore delle costruzioni sta fronteggiando una crisi d’immagine che allontana i giovani e i nuovi talenti. Le motivazioni di questo calo di attrattività sono profonde e diverse, ma tra tutte ne spiccano 3: dimensioni delle imprese troppo piccole; scaro livello tecnologico; natura del lavoro.


Il Covid e il successivo PNRR hanno semplicemente esasperato il fenomeno della mancanza di nuova manodopera. Un campanello d'allarme a livello nazionale è rappresentato dall’età media dei lavoratori nel settore delle costruzioni: 55 anni mentre le altre fasce di età sono nettamente in calo. Il quadro non è proprio roseo quindi per il settore edile (ma non solo). Bisogna riuscire ad attrarre i giovani con offerte coerenti ai loro bisogni ma anche a quelli dell'impresa.

Il sistema edile deve trovare il modo per rinnovarsi e tornare ad essere un settore che attira i giovani e i nuovi talenti come negli anni passati. In caso contrario non solo scarseggerà la manodopera ma perderemo anche il Know out costruito negli anni che caratterizza le tecniche costruttive e che sono visibili nel patrimonio dei centri storici delle nostre città. Esattamente come è successo per il settore tessile e dell'abbigliamento che non è riuscito ad attrarre nuovi talenti tecnici e ha perso il suo Know How a favore dei Paesi dell'Est Europa.


Da dove nasce la difficoltà nel trovare giovani

In edilizia, le difficoltà nel reperire manodopera derivano da una serie di componenti negativi che hanno reso la filiera poco attrattiva per i giovani, ad esempio:


  • L’idea che il tipo di lavoro sia di basso profilo professionale;

  • Il lavoro è solo fisico, faticoso, pericoloso e nella polvere;

  • Il compenso economico non è adeguato alla fatica del lavoro;

  • Non esiste innovazione tecnologica: si è sempre fatto così e continueremo così

  • Il lavoro è esclusivamente un lavoro da uomini

Questi pregiudizi (sbagliati) vengono alimentati da un errore di comunicazione dell'impresa edile e di tutto il settore in generale. Il lavoro è duro e lo resterà per sempre, ma è un lavoro in cui ci sono tanti spazi di crescita e tanta innovazione (materiali, tecnologie, domotica, controllo) che richiede a donne e uomini una formazione costante per sfruttare le evoluzioni del settore. Questi sono i messaggi che l'impresa edile dovrebbe comunicare ai propri giovani.


Come si sta muovendo il sistema

Il sistema edile si è accorto della situazione e sta attivando molti tavoli di confronto che si stanno sviluppando ponendo al centro il reperimento di nuove manodopera. Attualmente ancora manca una sinergia di sistema per affrontare la questione e, di conseguenza, non è ancora definita la politica da attuare in comune tra tutti i componenti della filiera delle costruzioni per tentare di risolvere il problema.


Alcuni sostengono che le scuole edili dovrebbero essere un catalizzatore non solo per aumentare le competenze e le qualifiche degli operatori già impegnati nel settore ma anche per incontrare i giovani che vogliono avvicinarsi al settore.

Dai dati Formedil si vede però che diverse province che in passato erano poli storici per i corsi post obbligo (dopo la terza media), ampiamente in crisi per la penuria di numero di nuovi allievi.


Il sistema edile sta guardando oltre ai confini nazionali per cercare spunti di risoluzione. Ad esempio in Francia e Finlandia, Paesi in cui con forti agevolazioni fiscali per le imprese che assumono donne nel settore si sta arrivando ad un cambio di tendenza grazie anche all superamento di dubbi preconcetti.


Un altro esempio è dato dalla Germania che ha intrapreso una decisa politica d’integrazione degli stranieri da paesi extraeuropei. Ancora all’inizio del 2000 la Germania ha iniziato una politica di integrazione degli stranieri, dove il coinvolgimento del sistema edile tedesco si faceva carico delle assunzioni in impresa ed inoltre il lavoro si sviluppava un accompagnamento del collaboratore in un percorso formativo per acquisire competenze/qualifiche lavorative e sviluppando anche politiche integrative sociali. Questo metodo che funziona in Germania si chiama sistema duale, una sorta di alternanza scuola lavoro dove ognuno fa la sua parte e l’allievo /lavoratore percepisce un compenso per il lavoro che svolge.


Manodopera in edilizia: generazioni a confronto
Manodopera in edilizia: generazioni a confronto

Oltre agli esempi che ci sono in Europa, per avvicinare i giovani bisogna fare leva sulla tecnologia e sugli sviluppo che la digitalizzazione può portare. Una volta bastava fare vedere le macchine operatrici in cantiere per attirare i giovani, ora con l’industria delle costruzioni 4.0 ci si affida sempre più spesso alle nuove tecnologie, quali la realtà aumentata e virtuale, i droni, l’intelligenza artificiale e le nano tecnologie. Tuttavia il ritardo tecnologico del settore edile si traduce in una minore produttività e spesso i giovani non vedono il settore edile come un settore innovativo tecnologicamente e per questo abbiamo una carenza nel reperire manodopera.


Oggi cosa possiamo fare?


Non c’è dubbio che la formazione è un tassello fondamentale per far crescere il settore edile, negli anni passati però chi si avvicinava al settore edile vedeva la formazione quasi come uno spreco di risorse. In ogni caso, con il tempo i lavoratori capivano da soli che formarsi era necessario per essere più competitivi nel mercato del lavoro. Puntare sulla formazione e su programmi che avvicinino il collaboratore al mondo del lavoro è senz'altro una pratica che si può percorrere.


Il sistema duale sviluppato in Germania è particolarmente valido in quanto fornisce una visione chiara al lavoratore/allievo di cosa aspettarsi dal settore edile già dai primissimi approcci. Il ragazzo può valutare la prospettiva del guadagno in crescita ogni anno, alternando scuola e lavoro. La durata del percorso è di tre anni e prevede una crescita annuale della percentuale dedicata al lavoro. Il collaboratore sperimenta un aumento graduale e certo del reddito fino a sfociare al lavoro a tempo pieno. Al termine del percorso l'operatore sarà qualificato e preparato ad affrontare il mondo del lavoro con una prospettiva chiara di sviluppo di carriera lavorativa.

Questo sistema non funziona ancora così in Italia e ci vuole troppo tempo perché il sistema si adegui. Pertanto bisogna trovare soluzioni alternative.

Un buon modo è riuscire ad avere le liste dei lavoratori usciti dal settore edile negli anni passati. Ci sono state perdite notevoli di lavoratori che già appartenevano al sistema edile, bisognerebbe rintracciarli per provare a farli innamorare nuovamente della filiera delle costruzioni.


Altro metodo, oltre alle agenzie del lavoro, è consultare il portale BLEN.IT nazionale, il quale serve per mettere in contatto impresa con lavoratore previa registrazione. Il BLEN.IT è una sorta di borsa lavoro istituita dal sistema edile nazionale che mette, in contatto il lavoratore con l’impresa e viceversa per assecondare le richieste delle parti coinvolte.


Sicuramente avremo bisogno di un aiuto strutturale per riallineare la domanda/offerta di lavoro nel settore edile, ma queste prime attività possono permetterci di tamponare la ferita aspettando una soluzione più concreta.

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